“Nel Chianti, il calendario non e misurato in mesi ma in arrivi e partenze - le rondini a marzo, i papaveri ad aprile, l'uva a settembre, il silenzio a dicembre.”
Le colline del Chianti non hanno quattro stagioni. Ne hanno dodici - una per ogni mese, ciascuna con il proprio colore, il proprio profumo, la propria particolare qualita di luce che i pittori hanno inseguito per secoli e le fotocamere falliscono costantemente nel catturare. Conoscere questo luogo significa conoscere il suo calendario, e quel calendario e scritto non in date ma in fioriture, raccolti, migrazioni, e la lenta rotazione di un paesaggio che e stato coltivato per mille anni.
Primavera: Il Ritorno delle Rondini
Marzo e il mese del ritorno. Arrivano le rondini - Hirundo rustica, che pesa meno di due pile ministilo - avendo attraversato il Sahara, il Mediterraneo e gli Appennini per raggiungere la stessa gronda, la stessa trave, lo stesso cortile dove hanno nidificato l'anno prima. Il loro chiacchiericcio liquido riempie l'aria del mattino. I primi fiori selvatici appaiono nei prati: i crochi, poi le viole, poi il giallo pallido delle primule che spuntano attraverso la terra fredda. Le viti sono ancora spoglie, ma se guardi da vicino, le gemme si stanno gonfiando. La campagna si sta svegliando, e si sveglia lentamente, come qualcuno che si stiracchia dopo un lungo sonno.
Aprile e un'esplosione. Arrivano i papaveri - non pochi, non sparsi, ma in ondate di rosso che trasformano interi versanti in qualcosa che sembra dipinto piuttosto che cresciuto. Il glicine cade da pergolati e muri di pietra, il suo profumo pesante e dolce nell'aria calda del pomeriggio. Le orchidee selvatiche - la piccola, intricata Orchis purpurea - appaiono nelle foreste di querce. Gli iris fioriscono tra i filari delle viti, viola nel verde brillante della nuova crescita. Piove, a volte forte, e la terra profuma di minerali e promesse. I giorni si stanno allungando. Le terrazze si asciugano a mezzogiorno.
Maggio e il mese in cui il Chianti raggiunge il verde che non sara mai piu - un denso, saturo smeraldo che copre ogni collina, ogni valle, ogni terrazza. Le temperature sono perfette: abbastanza calde per pranzare fuori, abbastanza fresche per una passeggiata che non finisca in resa. Gli ulivi sono in fiore - piccoli fiori color crema che perderesti del tutto se non sapessi di cercare. Inizia la stagione dei festival nei borghi. Le strade sono tranquille. I turisti non sono ancora arrivati. E quando i locali dicono che il Chianti e al massimo di se stesso.
Estate: Cicale, Sagre e Notti Stellate
Giugno cambia tutto. Iniziano le cicale. Il loro suono - un muro pulsante, elettrico di vibrazione - sale a mezzogiorno e non si ferma fino al buio. E il suono dell'estate toscana, fondamentale come il canto degli uccelli in primavera. La cena si sposta fuori permanentemente. Il tavolo esterno e apparecchiato per le sette. Appaiono candele in barattoli di vetro. La piscina diventa il centro della geografia della giornata. I tartufi estivi - Tuber aestivum, il cugino meno famoso del tartufo bianco - appaiono nelle foreste di querce, il loro profumo terroso, sottile, un'anticipazione dell'intensita che verra in autunno.
Luglio e agosto sono i mesi del caldo, della quiete, e delle stelle. La piscina al crepuscolo, quando l'acqua cattura l'ultima luce e la superficie si trasforma in oro fuso. Le sagre nei borghi - festival gastronomici dedicati a un singolo piatto o ingrediente - prendono d'assalto le piazze le sere d'estate: tortelli di patate nel Mugello, bistecca alla fiorentina a Panzano, ragu di cinghiale ovunque. Le notti sono abbastanza calde da cenare fuori fino a mezzanotte, e abbastanza limpide che la Via Lattea si distende nel cielo come una pennellata che qualcuno ha lasciato li e dimenticato di pulire. Il 10 agosto e la Notte di San Lorenzo - la notte delle stelle cadenti - e nel Chianti, dove l'inquinamento luminoso e minimo, lo spettacolo e straordinario.
Autunno: Vendemmia, Olio d'Oliva e Tartufo Bianco
Settembre porta la Vendemmia - la raccolta dell'uva - e con essa, le settimane piu attese dell'anno nel Chianti. La raccolta inizia a meta mese, quando le uve Sangiovese hanno raggiunto i livelli di zucchero e la maturita fenolica che il vignaiolo monitora da luglio. L'aria si riempie del profumo del mosto in fermentazione - dolce, lievitato, vivo - che filtra dalle porte delle cantine in ogni borgo. Il paesaggio passa dal verde all'oro, e i primi accenni di ambra appaiono nei vigneti. La luce diventa piu ricca, piu calda, piu indulgente. I fotografi arrivano da tutto il mondo, inseguendo il particolare bagliore color miele che si posa su queste colline nell'ora prima del tramonto.
Ottobre e il mese della raccolta delle olive - la raccolta delle olive - e dell'arrivo della stagione del tartufo bianco. Le olive sono raccolte a mano o con delicati rastrelli meccanici, raccolte in reti sparse sotto alberi che hanno resistito per secoli. Entro poche ore dalla raccolta, vengono portate al frantoio - il frantoio - dove emerge l'olio nuovo: verde-oro, pepato, cosi vivo sulla lingua che punta la gola. I tartufi bianchi - Tuber magnatum pico - iniziano ad apparire nelle foreste di querce, cacciati da cani Lagotto Romagnolo addestrati il cui olfatto puo rilevare il profumo del tartufo attraverso trenta centimetri di terra. Il profumo di un tartufo bianco fresco e inconfondibile: terroso, agliaceo, muschiato.
Novembre e il mese di punta del tartufo. I cacciatori sono fuori prima dell'alba, i loro cani che tremano d'eccitazione nell'aria fredda del mattino. La nebbia si posa sulle colline e non sempre si alza - la valle sottostante scompare, e la villa sembra sospesa nella nuvola. La ribollita torna in tavola - la zuppa cotta due volte di cavolo nero, fagioli cannellini e pane raffermo che e l'essenza della cucina povera toscana. Il camino e acceso per la prima volta da quando e primavera. I vigneti stanno diventando rame e ruggine, perdendo le foglie, preparandosi per il letargo. Il paesaggio e al suo piu pittorico: arancioni bruciati, oro profondo, il grigio-verde delle foglie di ulivo contro la terra scura.
Inverno: La Stagione del Silenzio
Dicembre attraverso febbraio e la stagione della quiete - il momento piu intimo a Le Rondini. Le viti sono spoglie, potate a scheletri scultorei contro il cielo grigio invernale. La terra riposa. Piove, a volte neve, che cosparge le colline di bianco che si scioglie a mezzogiorno. La cantina e al suo massimo di intimita ora - a lume di candela, raccolta, la pietra che trattiene il calore di secoli di fuochi. La ribollita si addensa sul fuoco. Il camino scoppietta. Fuori, il paesaggio e spogliato alla sua geometria essenziale: collina, valle, cipresso, pietra. Non ci sono folle. Non ci sono festival. C'e solo la villa, il fuoco, il vino, e la promessa che le rondini torneranno a marzo, come fanno sempre, per ricominciare il ciclo.
